Gestione del rischio

La struttura complessiva di governo e gestione dei rischi a livello di Gruppo è disciplinata nel Risk Appetite Framework e nei documenti che ne discendono, tenuti costantemente aggiornati in base alle evoluzioni del quadro strategico del Gruppo stesso. Con riferimento alla recente acquisizione societaria, sono in corso attività di allineamento ed integrazione delle metodologie di governo e gestione dei rischi, nel rispetto delle specificità dei singoli business (factoring, finanza corporate, leasing, NPL).

Banca IFIS ha definito una Tassonomia dei Rischi all'interno della quale sono descritte le logiche seguite nell’identificazione dei rischi attuali e/o potenziali a cui il Gruppo potrebbe essere esposto nel conseguire i propri obiettivi strategici e, per ciascuna tipologia, gli strumenti di prevenzione e mitigazione previsti.

La Capogruppo effettua una prima identificazione dei rischi partendo dalla lista di rischi minimi identificati dalla normativa di vigilanza e ampliandola con ulteriori rischi significativi emersi dall’analisi del modello di business e dei mercati di riferimento in cui operano le diverse società del Gruppo, delle prospettive strategiche, delle modalità operative e delle caratteristiche degli impieghi e delle fonti di finanziamento. Al fine di garantire maggiore aderenza con gli specifici modelli di business del Gruppo, i rischi sono stati raggruppati in macro-ambiti.

L'individuazione dei rischi e l'aggiornamento periodico della tassonomia dei rischi sono frutto di un lavoro congiunto delle funzioni di Controllo di secondo livello (Risk Management, Compliance, Antiriciclaggio, Dirigente Preposto) e di terzo livello (Internal Audit), che annualmente si riuniscono ed esaminano, sulla base dei risultati della gestione dei rischi dell'anno precedente, l'eventuale introduzione di nuovi eventi di rischio e/o una variazione nella valutazione dei rischi potenziali. L'Organismo di Vigilanza ha il compito di identificare e monitorare adeguatamente i rischi di cui al D. Lgs. 231/2001 assunti o assumibili rispetto ai reali processi aziendali, tenendo costantemente aggiornata la mappatura delle aree di rischio e dei “processi sensibili”. Vengono inoltre effettuate delle attività di Risk Self Assessment

(RSA), tramite interviste mirate alle strutture selezionate sulla base del livello di rischio operativo insito nelle loro attività.

Il Comitato Controllo e Rischi, derivante dal preesistente Comitato per il Controllo Interno e composto da membri del Consiglio di Amministrazione scelti tra gli Amministratori non esecutivi, la maggioranza dei quali indipendenti, ha il compito di supportare, con un’adeguata attività istruttoria, le valutazioni e le decisioni del Consiglio di Amministrazione relative al sistema di controllo interno e di gestione dei rischi.

Principali rischi legati ai temi non finanziari

Tra i rischi attuali e/o potenziali a cui il Gruppo è o potrebbe essere esposto (presenti nei diversi documenti di identificazione e valutazione dei rischi interni al Gruppo) è possibile identificare alcuni rischi, subiti e generati, connessi ai temi che Banca IFIS ha identificato come rilevanti per il Gruppo e per i suoi stakeholder:

  • Governance: tra le attività a rischio ex D. Lgs. 231/2001 ricadono carenze nei sistemi di controllo interno, carenze procedurali e di controllo e mancate nomine di responsabili. Nel complesso, un sistema di governo societario poco trasparente ed efficace comporterebbe per il Gruppo rischi di non conformità e un innalzamento del livello di rischio operativo, generando al contempo eventi riconducibili a carenze procedurali e di ruolo.
  • Gestione del rischio: una gestione inefficace dei rischi, ad esempio per inadeguatezza dei presidi in essere, potrebbe condurre a una flessione degli utili o del capitale e variazioni del contesto competitivo (rischio strategico)
  • Integrità della condotta aziendale: impatta sul rischio operativo e riguarda tutti quegli eventi che potrebbero innescarsi a causa di un abbassamento degli standard etici del personale del Gruppo e/o dei suoi collaboratori esterni, come ad esempio pratiche di recupero aggressive o comportamento anomalo da parte degli agenti e delle società di recupero nell’Area NPL.
  • Prevenzione della corruzione: nell’ambito delle attività a rischio ex D. Lgs. 231/2001 vengono individuati gli eventi di rischio legati alla corruzione potenzialmente manifestabili sotto forma di potenziali attività sensibili, le ipotesi esemplificative di reato, le strutture e le principali tutele poste in atto.
  • Qualità del credito: una mancata o non sufficiente tutela della qualità del credito inciderebbe sul rischio di credito nelle sue componenti di rischio di default, di migrazione, di diluizione, di inadeguato recupero e di rischio residuo, quest’ultimo collegabile a un’efficacia minore rispetto a quella prevista nell’applicazione delle tecniche riconosciute per l’attenuazione del rischio di credito, e potrebbe avere impatto sulla valutazione del rischio di controparte e di concentrazione del credito. La qualità del credito potrebbe avere implicazioni anche sul livello di esposizione del Gruppo al rischio strategico. Connesso al tema è, inoltre, il rischio di riciclaggio di denaro e finanziamento al terrorismo.
  • Conformità normativa: tutti gli aspetti legati al presidio della compliance influiscono sul rischio di non conformità, che può comportare l’incorrere in sanzioni giudiziarie e amministrative in conseguenza alla violazione di norme imperative o di autoregolamentazione.
  • Trasparenza verso il mercato: carenze nel presidio di questo tema concorrerebbero al rischio di errata informativa finanziaria, con l’eventualità di generare perdite economiche, di reputazione e di quote di mercato, e al rischio di generare false o non corrette comunicazioni sociali.
  • Tutela della privacy: impatto sul rischio di conformità e sul rischio informatico, sottocategoria del rischio operativo per i dati personali dematerializzati.
  • Sicurezza informatica: un livello inadeguato di sicurezza dei sistemi informatici avrebbe risvolti su vari aspetti del rischio operativo, con l’eventualità di generare di riflesso dei danni agli stakeholder, come la manomissione, cancellazione o danneggiamento di dati e la diffusione di virus tramite le architetture informatiche aziendali.
  • I temi attinenti alla gestione del personale, tra cui la salute e la sicurezza delle persone del Gruppo, la remunerazione, la formazione e la valutazione delle performance, sono considerati all’interno del rischio operativo. Eventi di rischio generati riguardanti la sicurezza sul lavoro, ad esempio esposizione a fattori fisici e non corretto uso di videoterminali, ricadono anche tra le ipotesi di reato previste dal Modello 231/2001.
  • Non discriminazione: L’ipotesi riguardante la generazione di comportamenti discriminatori in materia di impiego e professione viene considerata all’interno di un sottolivello del rischio operativo.
  • I temi legati al rapporto con i clienti, quali la trasparenza e la qualità di prodotti e servizi, costituiscono nell’accezione negativa possibili fattori da considerare come componenti del rischio operativo, con possibili implicazioni anche per il rischio strategico.
  • Innovazione digitale e sostegno all’imprenditoria e inclusione finanziaria: possono avere implicazioni sul livello di esposizione del Gruppo al rischio strategico.

Infine, trasversale a tutti i temi rilevanti e a tutte le entità del Gruppo che, per la loro operatività, hanno rapporti con l’esterno, è il rischio di reputazione. Al fine di valutare l’incidenza, il Gruppo effettua un Risk Self Assessment prendendo in considerazione i fattori sia endogeni sia esogeni che potrebbero creare danni reputazionali al Gruppo e gli stakeholder di volta in volta impattati.

Tra i principali fattori endogeni rientrano eventi di manifestazione del rischio operativo o di altri rischi non adeguatamente presidiati (es.: rischi di mercato, di liquidità, legali, strategici), violazione di leggi e regolamenti e norme di autoregolamentazione (come il Codice Etico), inefficace o errata gestione della comunicazione interna o esterna e comportamenti del management, dei dipendenti o dei collaboratori. Fattori esogeni possono essere, invece, commenti e dibattiti che si sviluppano sui media, sui social network, sui blog o sugli altri strumenti di comunicazione digitale, riguardanti informazioni od opinioni lesive della reputazione del Gruppo o di singole Società che lo compongono.

Gli stakeholder impattati dal rischio reputazionale possono essere diversi. Ad esempio:

  • clienti: indebolimento della fiducia nella Banca dovuta, ad esempio, ad inefficienze nelle prassi operative o a forzature commerciali;
  • dipendenti e collaboratori: perdita o diminuzione di fiducia / stima dei dipendenti e collaboratori nei confronti dell’azienda; 
  • azionisti e investitori: perdita o diminuzione di fiducia / stima degli azionisti e dei mercati finanziari a causa di fattori quali, ad esempio, la presunta incapacità di raggiungere dei risultati soddisfacenti, comportamenti incoerenti rispetto a principi etici, percezione di non integrità manageriale, ecc.;
  • territorialità e collettività: perdite o diminuzione di fiducia / stima delle comunità territoriali e degli opinion maker;
  • Autorità di Vigilanza: perdita o diminuzione di fiducia / stima delle Autorità di Vigilanza nei confronti dell’azienda a causa di omissioni o inadempienze derivanti dal mancato rispetto di obblighi previsti dalla legge o da disposizioni regolamentari;
  • fornitori e controparti: perdita o diminuzione di fiducia / stima dei fornitori e delle controparti.

Politiche e altra documentazione di riferimento

  • Risk Appetite Framework
  • Tassonomia e mappatura dei rischi
  • Politica di Gruppo per la gestione dei rischi operativi e di reputazione
  • Politica di Gruppo per la gestione dei rischi di liquidità
  • Politica di Gruppo per la gestione dei rischi di credito e concentrazione
  • Politica di Gruppo per la gestione del rischio di errata informativa finanziaria
  • Politica di Gruppo per il governo e la gestione del Rischio di non conformità alle norme
  • Politica di Gruppo per la gestione del rischio di non conformità alla normativa fiscale
  • Politica di Gruppo per la gestione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo
  • Politiche interne in materia di controlli sulle attività di rischio e sui conflitti di interesse nei confronti di soggetti collegati
  • Politica di Gruppo per la valutazione e la gestione dei rischi informatici
  • Manuale della Sicurezza - Procedura per la valutazione del rischio
  • Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex. D. Lgs. 231/2001
  • Documento per la protezione dei dati personali 
Factsheet
2017

Prezzo 31/12/2017 €40,77

Yield 2,45%

Market Cap €2.2bn

Dividendo €1/azione

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PRINCIPALI EVIDENZE

Milano (IF.MI)

Fitch, BB+ outlook stabile

Prezzo
al 31/12/2017
€40,77

Yield
al 31/12/2017
2,45%

Market Cap
al 31/12/2017
€2.2bn

Dividendo
 
€1/azione

BACKGROUND

  • Banca IFIS (IF.MI) è un player nella finanza specializzata, con focus sul finanziamento delle PMI grazie ad un’offerta completa di soluzioni, dal credito commerciale a breve termine, alla finanza a medio e lungo termine fino alla finanza strutturata.
  • Banca IFIS è inoltre leader nel mercato NPL italiano ed è presente nel settore dei crediti fiscali.
  • Il Gruppo ha un modello di business solido e diversificato, che permette di raggiungere risultati eccellenti in termini di profittabilità e di qualità creditizia.
  • Sono tre i pilastri che guidano le decisioni del management: profittabilità, liquidità e capitale.
  • Fondata nel 1983 by Sebastien Egon Fürstenberg, attuale Presidente, Banca IFIS è quotata alla Borsa di Milano (segmento Star) dal 2003, con una capitalizzazione di €2.2 miliardi alla fine del 2017.
  • L’istituto ha acquisito l’ex Gruppo Interbanca nel 2016, Cap.Ital.Fin S.p.A. all’inizio del 2018 e sempre nel 2018 ha annunciato l’acquisizione di Credifarma S.p.A.
  • Per quanto riguarda la raccolta, la Banca ha lanciato con successo nel 2008 il conto deposito online rendimax; nel 2017 ha completato l’emissione di un bond Tier 2 da 400 milioni, annunciando anche un programma EMTN da €5 miliardi di euro.

Andamento azionario

MDI - Contribuzione per settore

Totale impieghi
Eu Mn

NPL gestiti ed acquistati
(valore contabile lordo) - Eu Bn

Andamento azionario
MDI - Contribuzione per settore
Totale impieghi<br />Eu Mn
NPL gestiti ed acquistati<br />(valore contabile lordo) - Eu Bn

OPPORTUNITÀ DI CRESCITA FUTURE

  • Banca IFIS è ben posizionata per continuare a capitalizzare, attraverso l’acquisizione dei portafogli di NPL, nella ristrutturazione dei bilanci delle banche in Italia e nel resto d’Europa
  • Focus continuo sul credito alle micro, piccole e medie imprese che è meno competitivo, e che le banche tradizionali hanno difficoltà ad erogare.
  • Creazione di valore dall’acquisizione dell’ex Gruppo Interbanca, finalizzata a fine novembre 2016.
  • Completamento dell’offerta di soluzioni alle PMI
  • L’acquisizione porta competenze di valore, dimensione e capitale al Gruppo.
  • Sviluppo nel finanziamento delle diverse catene di produzione in Italia.
  • ONGOING: nel 2018 focus sulle acquisizioni di Credifarma (finanziamento delle farmacie italiane) e Cap.Ital.Fin S.p.A. (cessione del quinto)

Quattro anni di crescita
solida e costante

Azionariato

Quattro anni di crescita<br />solida e costante
Azionariato

Risultano evidenziati nel grafico gli azionisti di Banca IFIS che possiedono direttamente o indirettamente strumenti finanziari rappresentativi del capitale con diritto di voto di Banca IFIS in misura superiore al 3%, o superiori al 2% per gli azionisti che risultano anche Consiglieri della Banca.

Nota Integrativa consolidata
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