Evoluzione prevedibile della gestione

Significative incertezze politiche e sociali caratterizzano lo scenario europeo e italiano. Ripetute critiche e incerte scadenze elettorali si uniscono a tensioni socioeconomiche alle quali l’azione di governo, in Italia come in Europa, fatica a dare risposte. Anni di contrazione nel PIL o, più di recente, di crescita moderata, non sono in grado di contenere le spinte alla modifica delle architetture istituzionali, senza che emerga una alternativa credibile e condivisa agli assetti storici sedimentati. In Europa e, marcatamente, in Italia, si fatica così ad intravvedere le vie tramite le quali realizzare quella nuova crescita economica che porterebbe a nuovi investimenti, nuova fiducia e, in definitiva, ad una maggiore sostenibilità del debito pubblico.

La crescita attesa per gli anni a venire ha così una visibilità contenuta sui numeri e restano elevate le incertezze sugli impatti che le scadenze elettorali insieme alla nuova politica internazionale e all’uscita della Gran Bretagna dalla UE potranno avere sugli indicatori economici.

Le crescite significative del Prodotto Interno Lordo che hanno caratterizzato altri periodi storici appaiono non più ottenibili in Europa, e forse in tutto il mondo industrializzato, per un insieme di ragioni solo alcune delle quali aventi a che fare con l’economia. Questo ha indotto alcuni studiosi ad argomentare sulla “stagnazione secolare” che potrebbe caratterizzare le economie avanzate, con lunghissimi periodi di bassa crescita, bassi o nulli rendimenti del capitale per impieghi privi di rischio, bassa o nulla inflazione.

Nei Paesi di riferimento dell’Europa il costo del denaro resta impostato su livelli bassi, ancorché con prospettive di moderato rialzo in un orizzonte temporale non più lunghissimo, e ciò per effetto di due elementi: le azioni di politica monetaria della BCE ed i livelli di variazione dei prezzi ancora contenuti (se si fa eccezione per la ripresa dei prezzi del petrolio). La moderata variazione dell’inflazione “core” è frutto in genere del relativamente basso utilizzo dei fattori produttivi e di altri cambiamenti, tra i quali è sempre più opportuno segnalare la digitalizzazione dell’economia, che sta diventando un motore di riduzione del costo dei beni pur mettendo in difficoltà settori tradizionali dell’economia. Gli interventi di politica monetaria – non unanimemente accolti con favore in Europa – appaiono in grado di riportare l’inflazione verso gli obiettivi stabiliti dalle autorità, anche se il raggiungimento di un livello di variazione dei prezzi “core” (al netto delle variazioni del petrolio) prossimo ma inferiore al 2% appare ancora lontano a livello europeo.

Ad oggi non sembra immaginabile una solida e sostenibile uscita dalle difficoltà degli anni recenti in assenza di nuovo credito bancario per l’economia reale, soprattutto in Italia.

In questo contesto la capacità di assicurare supporto alle piccole e medie imprese, anche grazie al rafforzamento dei coefficienti patrimoniali e della liquidità, continua a rappresentare, per il Gruppo Banca IFIS come risulta anche a seguito del nuovo perimetro post acquisizione dell’ex Gruppo Interbanca, un vantaggio competitivo che consente all’istituto di acquisire nuova clientela. Questo in uno scenario di mercato ancora caratterizzato da una moderata e selettiva offerta di credito e da una domanda ancora alla ricerca di soluzioni adeguate, soprattutto per le imprese più piccole e con merito creditizio meno misurabile o scarso.

Nel corso dell’esercizio 2017 il Gruppo Banca IFIS realizzerà la sua riorganizzazione a seguito dell’acquisizione dell’ex Gruppo Interbanca, perfezionata con decorrenza 30 novembre 2016. Sotto il profilo societario sono previste la fusione per incorporazione di IFIS Factoring S.r.l. in Banca IFIS (a seguito del trasferimento delle azioni da Interbanca S.p.A. e IFIS Leasing S.r.l. alla Capogruppo) da completarsi nel terzo trimestre 2017; e la fusione per incorporazione di Interbanca S.p.A. da completarsi entro il 2017. In coerenza con la volontà di semplificare la struttura organizzativa del Gruppo, la fusione per incorporazione della IFIS Leasing S.r.l. nella Capogruppo seguirà indicativamente nel corso del 2018.

Sotto il profilo commerciale, le attività dell’ex Gruppo Interbanca sono state organizzate per linea di prodotto e saranno sviluppate come segue. Nel leasing finanziario e operativo, caratterizzato da forti sinergie commerciali con l’operatività storicamente posta in essere da Banca IFIS, sarà posta particolare pressione volta al recupero di volumi coerenti con le potenzialità della IFIS Leasing. Le aspettative sono per un incremento diffuso della presenza in tutte le aree del business con particolare riferimento all’automotive e allo strumentale e con l’eccezione del comparto real estate e dello shipping. Sarà in questo contesto centrale l’azione di cross-selling delle reti distributive del leasing e della finanza commerciale che, nel complesso, sono ampiamente in grado di garantire la presenza capillare del Gruppo sul territorio nazionale. Nel corporate finance, segmento sviluppato da Interbanca S.p.A. che opera nel settore del credito commerciale a medio termine alle imprese; nella finanza strutturata; nella gestione del portafoglio deteriorato e in run-off; con tre distinte business units, sarà posta particolare attenzione allo sviluppo su clientela di dimensioni più contenute, redditività più elevata e rischio di credito determinabile, per quanto attiene all’operatività del credito commerciale. Sarà incrementata la spinta nella finanza strutturata, riportando Interbanca al ruolo di operatore primario. Sarà sviluppata la massima proattività nella gestione del recupero del deteriorato nella consapevolezza delle necessità contingenti di mercato, privilegiando la gestione alla cessione secondo rigorosi parametri di convenienza economica, e ciò anche grazie all’assenza di quei vincoli sul lato dei coefficienti regolamentari di vigilanza che costringono la maggior parte delle banche italiane a sacrifici altrimenti evitabili.

La previsione per l’andamento del perimetro dell’ex Gruppo Interbanca, che risulterà in buona parte incorporato per fusione in Banca IFIS entro il termine del corrente esercizio e che pertanto non riporterà i propri risultati in modo separato, si identifica in un marcato recupero della redditività che potrebbe consentire da subito il raggiungimento del breakeven dopo ripetuti anni di perdite strutturali.

La Banca ha attivato da tempo e continua nell’azione di ristrutturazione della rete di distribuzione, incrementata in unità e rinnovata al fine di meglio rispondere alle esigenze del futuro. Gli effetti dell’integrazione con l’ex Gruppo Interbanca portano ad una accresciuta capacità di relazione con il mercato e ad un ampliamento immediato e significativo delle imprese servite, sulle quali avviare progressivamente mirate azioni di cross-selling. I risultati in termini di ulteriore crescita nel numero di imprese servite e nell’impiego sono attesi nel corso dell’anno mentre sarà da valutare nel corso dell’anno la capacità di queste azioni di incrementare la redditività complessiva in funzione delle dinamiche di mercato A livello macroeconomico, gli scenari di mercato per l’attività di finanziamento alle imprese sono condizionati da un lato dalla disponibilità di liquidità, che genera pressione al ribasso per i tassi di interesse sui prestiti; dall’altro dalla ritrosia di molti istituti ad aumentare le esposizioni per evitare ricadute in termini di capitale di vigilanza assorbito. La marginalità ritraibile è tuttavia in generale molto contenuta, soprattutto per i finanziamenti a favore delle fasce di clientela dotate di merito creditizio più elevato. É lecito attendersi una progressiva inversione di questa situazione, quantomeno nel medio termine, qualora un minimo di ripresa aumenti la domanda e le difficoltà di alcuni istituti riducano l’offerta di finanziamento.

Il Gruppo da un lato continuerà pertanto la focalizzazione della propria azione su soggetti di dimensione più contenuta sui quali, a fronte dell’esigenza di una elevata attenzione nell’erogazione del credito al fine di contenere i rischi utilizzando il factoring e il leasing quali strumenti di mitigazione, la redditività appare attualmente meno compromessa. Continuerà l’azione di sviluppo sui mercati internazionali di presenza; nel comparto farma-industriale; nel settore delle farmacie; nel settore dei crediti verso la Pubblica Amministrazione.

In generale è lecito attendersi per il prossimo futuro una stabilità orientata al miglioramento nella marginalità nel supporto alle imprese; la Banca risponderà comunque continuando ad orientare la propria azione a favore delle imprese meno dotate. L’azione, già avviata nel 2016, dovrà portare alla crescita nel numero dei clienti di dimensione più contenuta; tale crescita potrà compensare la pressione sui margini.

Continuerà a crescere il ruolo che Banca IFIS può rivestire nel settore dei crediti non-performing (Area NPL) grazie all’offerta di soluzioni che molti istituti di credito e operatori finanziari italiani ed esteri stanno ricercando per i loro crediti deteriorati in presenza della citata crescente pressione regolamentare volta a estromettere dai bilanci degli istituti meno dotati dal punto di vista del capitale regolamentare i crediti deteriorati in eccesso. Continuerà il monitoraggio di offerte di acquisto per portafogli di crediti vantati verso famiglie consumatrici che gli originators presumibilmente decideranno di cedere. La Banca sul fronte della gestione dei NPL sta evolvendo nelle proprie soluzioni organizzative e gestionali e ciò consente di continuare nella direzione dell’incremento dei tassi di recupero. Come già avvenuto di recente, in considerazione dell'elevata liquidità rinvenibile sul mercato; della capacità della Banca di trasformare la qualità dei portafogli in forza della propria azione nei confronti dei debitori; infine dell'opportunità di soddisfare più elevati volumi operativi con beneficio per la banca e per i debitori coinvolti dalle iniziative dell'Istituto, saranno valutate operazioni sul mercato secondario. In tali operazioni Banca IFIS potrebbe anche continuare a cedere portafogli lavorati con l’obiettivo di liberare risorse operative destinandole ad ulteriori incrementi di attività, o acquistare portafogli che abbiano già subito una lavorazione iniziale da parte di altri player. Saranno avviate azioni di recupero e gestione utilizzando nuove tecniche, tra le quali l’azione legale immobiliare e nei confronti di debitori di importi più contenuti; sarà soprattutto potenziato il ruolo del rapporto telefonico con il cliente, che presenta costi di gestione inferiori e una efficacia operativa largamente superiore. Continuerà la valutazione di azioni nel settore secured del micro-immobiliare, che presenta aspetti di contiguità con l’azione già posta in essere dalla Banca, nonché nel settore del retail business. Ci si attende un ulteriore contributo significativo alla redditività complessiva da parte del comparto, che si sta confermando capace di generare redditività importanti e crescenti.

L’operatività sui crediti fiscali vede la Banca mantenere la propria posizione di leader nel settore, in considerazione della buona redditività ritraibile nel medio termine da questi investimenti. Anche in questo comparto la redditività è posta sotto pressione dalla comprensibile competizione, in presenza di importanti vantaggi competitivi per la Banca in termini di riconosciuta qualità degli interventi e capacità operative. I ritorni restano comunque buoni in un contesto di tassi a zero per attività prive di rischio.

La redditività del settore Governance e Servizi vede stabilità nel costo del funding retail in presenza di uno stabile incremento verificato ed atteso delle masse. É obiettivo della Banca sviluppare ulteriormente la raccolta retail, considerata una eccellente fonte di funding. I tassi a zero o negativi sul mercato del funding restano disponibili – per banche non appartenenti alla prima fascia – solo in caso di disponibilità di collaterale primario. In assenza, la raccolta all’ingrosso presenta e presenterà costi non dissimili dal retail, che ha però caratteristiche di stabilità più coerenti con il profilo degli impieghi della Banca. Ciò nondimeno, il Gruppo sta continuando a perfezionare o ha in essere alcune operazioni di mobilizzazione degli attivi tramite cartolarizzazioni destinate, in funzione della qualità degli attivi sottostanti, ad essere finanziate sull’Eurosistema (attivi leasing) o sul mercato all’ingrosso (attivi factoring) oltre ad avviare l’utilizzo di procedure quali ABACO. Per quanto concerne il portafoglio titoli governativi non sono previsti interventi significativi. Il progressivo residuo ridimensionamento del portafoglio rende l’operatività marginale, anche se al fine di utilizzare l’ultima finestra utile per l’adesione alla TLTRO (decisa per 700 milioni di euro) dovranno essere assicurate disponibilità di collaterale di qualità adeguato, a regime individuabile perlopiù in attività eleggibili generate dal Gruppo a valere sui propri attivi.

Il Gruppo, contestualmente all’approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione del Bilancio 2016, si dota del nuovo Piano Strategico 2017-2019. Il piano sviluppa in una dimensione triennale la crescita dei settori di presenza della Banca, in una prospettiva “stand alone” che lascia ampi spazi ad interventi ulteriori sia in termini di capitale regolamentare, sia in termini di liquidità disponibile, di risorse umane e tecnologiche. La Banca valuterà pertanto ulteriori crescite anche per linee esterne in settori omogenei o contigui, nonché interventi specifici su portafogli o classi di attivi, deteriorati o in bonis, in funzione delle caratteristiche e delle opportunità che tempo per tempo si presenteranno in un mercato che presumibilmente sarà fortemente orientato a dismettere assets con finalità prevalenti di riequilibrio regolamentare.

In considerazione di quanto sopra, è ragionevole prevedere per il Gruppo la continuazione dell’andamento positivo della redditività per il 2017, tenuto conto delle circostanze che hanno dato luogo ai profitti, in parte significativa non ricorrenti, rilevati nel 2016.